Peter Brantley e il rinascimento digitale

Dopo una giornata passata prima a seguire in streaming World Wide Rome e poi a Bergamoscienza, per assistere al convegno Start Cup Bergamo dedicato al mondo delle start up, non potevo che essere soddisfatto. Tornato a casa mi sono messo a spulciare il mio taccuino degli appunti, approfondendo su internet le curiosità nate da una giornata piena come questa; ed ecco che mi sono imbattuto in un video tratto da Italiani di frontiera e di cui ringrazio Roberto Bonzio (di cui adoro la sua autodefinizione: giornalista curioso) per la realizzazione.

Odio i cosiddetti echi da blog, quelle continue ripetizioni di quanto già stato detto e scritto, quindi non vi parlerò del tema del video o dell’intervista. Vi parlerò di cosa mi ha colpito del discorso di Peter Brantley: la passione. Ascoltandolo mi ha impressionato l’amore e la dedizione che è stato in grado di trasmettere tramite il suo discorso. Si capisce subito, fin dalle sue prime parole, dal suo modo di approcciarsi, quanto ami la cultura e di come non si limiti solo a questo. Ha infatti deciso di dedicare le sue energie e il suo tempo per sostenere una sua personale visione innovativa, in grado di valorizzare al meglio ciò che ama. Da questa sua visione è nato The Open Book Alliance, un progetto che fa uso del digitale per valorizzare la cultura all’interno di questo nuovo rinascimento.

La passione, ecco cosa ci distingue l’uno dall’altro. Cosa è in grado di far la differenza tra il successo e l’insuccesso, tra l’essere mosso in primis solo dallo stimolo al guadagno e di chi lo fa soprattutto per  l’amore in ciò che crede. Dalla passione nasce il valore ed è questa la cosa più difficile da creare. Creare valore non per noi ma per gli altri.

Provate a pensare a tutti i grandi inventori, innovatori e pensatori. Tutti loro sono stati mossi dalla passione e tutti loro ci hanno lasciato qualcosa di valore e per il quale sono e saranno ricordati. Dalle loro personali passioni hanno generato valore per tutti noi e di cui dobbiamo essergli estremamente riconoscenti.

Fare Start up nell’Università

Da ormai qualche mese mi sto interrogando attorno a un quesito: come mai una città come Bergamo, con le sue numerose facoltà universitarie, non sfrutta appieno le sue risorse per avvicinare i suoi studenti al mondo dell’imprenditoria?
All’interno del suo bacino accademico può attingere a tutte le risorse di cui c’è bisogno:

  • Ragazzi con differenti background, idee e spirito di iniziativa da vendere;
  • Ampia varietà di professionalità in diverse discipline;
  • Spazi di incontro;
  • Una rete già esistente ci contatti interni ed esterni;
  • Personale amministrativo.

Quanto non sarebbe bello se venissero organizzati workshop, laboratori o quant’altro, in grado di coinvolgere in team studenti provenienti dalle diverse facoltà? Ma non solo, rappresenterebbe anche un’ottima opportunità per l’università stessa, in quanto a monte di un ridotto investimento di risorse (non solo economiche, dato il periodo), sarebbe in grado di generare un enorme valore che potrebbe far suo in diversi modi! Basti pensare all’eventuale possibilità di utilizzare e/o accrescere l’incubatore d’impresa che già possiede. Se ci si pensa bene la cosa diventa veramente interessante.

Una start up ha bisogno di diverse competenze per crescere: ha bisogno di qualcuno che sviluppi un’idea, di chi sia in grado di trasformare l’idea in qualcosa di più concreto, di chi abbia le giuste conoscenze giuridiche ed economiche, di chi sappia organizzare, di chi sappia pianificare e gestire la comunicazione e infine di chi analizzi i risultati raggiunti per poi individuare i punti su cui ci si deve migliorare.
Il valore si genera tenendo sott’occhio tutti questi aspetti e l’università di Bergamo ha la fortuna di poter reclutare menti fresche da ciascuno di questi ambiti.

Dopo mesi in cui ho cercato una risposta a questo interrogativo (e non riuscendola a trovare), ho deciso di domandarlo direttamente a chi l’università la gestisce e la vive. Mi sono quindi rivolto direttamente al Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Bergamo: il prof. Stefano Paleari, in quanto nelle sue parole intravedo un punto di vista che condivide molti degli aspetti sopra descritti.
Gli ho quindi scritto chiedendogli come mai l’università non si muove in questa direzione e cosa ne pensa in riguardo. Per ora rimango in attesa di una risposta, nella speranza che l’email non finisca nella coda del cestino.

Questa idea prende come esempio Bergamo, ma sono certo che possa valere per molte altre città del nostro Paese.

Mentre aspettiamo vi chiedo: voi cosa ne pensate?

Benvenuti nel mio mondo

Dopo quasi un anno da quando ho iniziato a pensare di aprire un blog, finalmente ho superato le mie paure.

Non è stato semplice capire cosa volessi veramente raccontare tramite un blog, cosa dovesse avere più degli altri. A dire il vero penso di non aver ancora trovato la formula giusta al problema, semplicemente ero stanco di aspettare e avevo troppa voglia di sporcarmi le mani, quindi mi sono buttato. Vediamo cosa ne salta fuori.

Vi parlerò delle mie passioni, delle mie curiosità (molte, troppe per essere elencate), dei miei lavori (si spera), di me. Proverò a coinvolgervi, stimolarvi, stuzzicarvi.

Non resta altro che far gli onori di casa: benvenuti nel mio mondo!